Il rischio chimico e le malattie della pelle

La pelle è l’organo più esteso del corpo umano, attraverso cui l’uomo entra in contatto con l’ambiente che lo circonda. Solitamente, in caso di piccoli traumi o lesioni, il tessuto si rigenera spontaneamente; eppure, basta una sola esposizione a sostanze dannose per provocare l’insorgenza di patologie cutanee.

Esatto, anche la pelle è soggetta a malattie professionali. Spesso, quando si parla di questo argomento, immediatamente si pensa a patologie dovute a movimentazione di carichi pesanti, movimenti ripetitivi, uso di macchine ad alta rumorosità o esposizione per lungo tempo a vibrazioni. Tuttavia, l’esposizione a sostanze chimiche può comportare l’insorgenza di malattie della pelle, che vengono riconosciute come malattie professionali.

Questo genere di malattia provoca un drastico calo di qualità della vita del lavoratore che, nella maggior parte dei casi, è costretto a cambiare attività. Le mansioni più a rischio appartengono all’edilizia, all’industria metallurgica e chimica, al settore infermieristico, ma anche a chi è esposto ad ambienti umidi, come gli addetti alle pulizie e i parrucchieri.

A proposito delle patologie cutanee che si possono manifestare si indica che:

  • Le dermatiti irritative sono le più frequenti, causate dal contatto con acidi, soluzioni alcaline diluite oppure da lavori umidi prolungati; si palesano con arrossamento, gonfiore e desquamazione, associate a bruciore e prurito.
  • Gli eczemi allergici da contatto (chiamati anche dermatiti da contatto) si manifestano con pelle arrossata e gonfia, dove si formano dei piccoli noduli e vescicole che danno forte sensazione di prurito.
  • L’ipersensibilità verso le proteine contenute in farine, carne, pesce, peli di animali comporta un’eruzione cutanea molto intensa, provocata a volte anche da sostanze chimiche e medicinali.
  • L’acne professionale è dovuta al contatto con oli industriali, che inducono alla manifestazione di comedoni e infezioni purulente; questa patologia interessa anche gli avambracci e le cosce.
  • L’ipopigmentazione o l’iperpigmentazione cutanea provocano macchie più chiare nel primo caso oppure più scure nel secondo.

Evitare l’insorgere di queste patologie è possibile, ma è compito del datore di lavoro applicare tutte le misure necessarie.

Innanzitutto, bisogna eliminare il pericolo, sostituendo le sostanze con altre meno dannose; se ciò non è possibile, è necessario adottare misure tecniche per schermare il pericolo, come la separazione dei locali, la ventilazione o l’aspirazione degli stessi. Inoltre, bisogna applicare misure organizzative, con cui si regolano l’utilizzo di tali sostanze e la formazione dei lavoratori sui pericoli.

Se tutte le misure adottate dal datore di lavoro non sono sufficienti ad escludere il contatto con sostanze chimiche dannose, è necessario ricorrere a misure individuali: protezione, pulizia e cura.

Per protezione si intende “evitare il contatto tra la pelle e le sostanze pericolose”; per adempiere a ciò è indispensabile utilizzare correttamente i dispositivi di protezione individuali, che variano a seconda del tipo di lavoro. I materiali più idonei sono quelli in fibra sintetica o in cotone e devono proteggere il corpo, specialmente mani, braccia, collo e viso, dagli agenti esterni. È possibile integrare l’uso dei DPI con alcuni prodotti specifici, come creme, lozioni o schiume; è però importante sottolineare che questi non sostituiscono gli indumenti di protezione.

La pulizia è fondamentale, poiché la sporcizia e tutte le sostanze nocive non devono continuare ad aggredire la pelle oltre l’orario di lavoro. E’ necessario che l’azienda disponga di un numero sufficiente di lavabi facilmente accessibili a tutti o, nel caso in cui lo sporco sia molto esteso, di docce. La scelta migliore è acqua tiepida, anche se asporta leggermente lo strato lipidico naturale della pelle; per questo si consiglia una detersione delicata con saponi e detergenti non aggressivi ma che facilitano la rimozione dello sporco. Occorre però evitare l’utilizzo di spazzoline o pietre pomici, perché possono peggiorare gli effetti prodotti dalle sostanze pericolose con cui la pelle entra in contatto.

Oltre a essere protetta e pulita, la pelle deve essere anche curata. Questo non indica semplicemente un atto cosmetico ed estetico; prendersi cura della pelle aiuta a prevenire le malattie cutanee, diminuendo così il numero di assenze dal luogo di lavoro. I prodotti per la cura non svolgono funzioni protettive, ma servono a rigenerare la pelle e a ristabilire la sua funzione di barriera. Per questo motivo questi prodotti devono essere alla portata di tutti quei lavoratori che espongono la propria pelle ad aggressioni ripetute e intense. Questa misura è molto importante quando si lavora in ambienti umidi oppure si è obbligati a lavarsi e a disinfettarsi frequentemente.

Se tutte queste misure non dovessero essere sufficienti, occorre adottare altri metodi per adeguare il lavoro all’uomo e per proteggerlo dall’aggressione di sostanze dannose.

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